Casa di Riposo San Giuseppe


La Residenza Protetta Villa Santa Rosa si trova nel centro storico di Bordighera nella Riviera Ligure, dove il clima è dolcissimo lungo tutto l’anno.
La sua posizione è incantevole, immersa nel verde di un ampio giardino, in posizione soleggiata durante tutto l’arco della giornata e con un panorama mozzafiato sul mar ligure e su Bordighera e la Costa Azzurra francese.
Tutto in Villa concorre alla serenità ed alla tranquillità dei residenti. L’interno della struttura, articolato su tre piani, è luminoso ed arieggiato. Le ampie camere, che possono ospitare sino a 52 anziani, sono modernamente arredate ed attrezzate con tecniche d’assoluta avanguardia e consentono di ricreare un’atmosfera familiare.

”La casa dove i poveri avranno un pane, i raminghi un letto e i vecchi impotenti un sicuro asilo, si chiamerà: Casa di Provvidenza”. Con queste parole padre Giacomo riesce a coinvolgere il barone Federico Kleudgen ed il cav. Lodovico Winter di Heidelberg a dare vita a questa sua felice intuizione. A detta iniziativa si uniscono, ben presto, altre generose e cospicue persone, quali il comm. Hanbury, il gen. Pizzetti, il principe Hohenlohe, S.A.R. il principe Tommaso di Savoia, la di lui madre la duchessa di Genova e lo stesso sovrano Umberto I. Padre Giacomo individua, quale edificio su cui far sorgere la Casa di Provvidenza, la costruzione posta a levante sulla Piazza della Fontana (ora, in sua memoria, Piazza Padre Giacomo Viale), a ponente sulla piazzetta e sulla Via del Piano, poggiante a settentrione sulle antiche mura del paese. Nel frattempo diverse persone, tra le,quali la signora Isabella vedova Moreno, concorrono all’acquisto del piano superiore del predetto edificio, destinandolo quale alloggiamento per le Figlie di Sant’Anna. Il 16 ottobre 1895 viene formalizzato anche l’acquisto della restante parte di costruzione sulla quale nasce la Casa di Provvidenza.

Recentemente, viste le modifiche applicate alle rette, il Parroco e Presidente della Casa di Riposo, don Marco Gasciarino, ha scritto una lettera agli ospiti, ai loro familiari e a tutta la collettività. Riportiamo di seguito il testo integrale:

Bordighera, 31 Luglio 2012

Introduzione
In qualità di Parroco e di Presidente della Residenza Protetta "San Giuseppe", in unione a tutti i membri del Consiglio di Amministrazione, con il presente scritto intendo rispondere non solo alla lettera inviata e pubblicata sul giornale on-line www.bordighera.net, ma anche ai tanti altri malcontenti che serpeggiano intorno alla struttura e a giudizi sulla mia persona.
Desidero innanzitutto rinnovare la disponibilità mia, dei Consiglieri e del Direttore Amministrativo sia ad ascoltare chi voglia manifestare i propri pensieri ed esigenze che a cercare - per quanto possibile - di venire incontro alle difficoltà individuali. È nostra volontà instaurare con tutti (ospiti, familiari e dipendenti) un dialogo franco e sincero: proprio per questo motivo abbiamo deciso di comunicare la grave situazione economica dell'Ente attraverso un incontro pubblico, piuttosto che limitarci all'invio di una lettera.

Provvedimenti inevitabili
Mi è dispiaciuto, durante tale incontro, non riuscire ad esprimere con sufficiente chiarezza il mio disagio nel comunicare i nuovi aumenti delle rette: non è stata una decisione superficiale e improvvisata, ma una improrogabile necessità.
Infatti, dopo attenta e dettagliata analisi dei conti di questi ultimi mesi si è visto come i "ritocchi" già operati in febbraio non siano stati sufficienti a riportare il bilancio in pareggio, appesantito ulteriormente da nuove tasse e dagli aumenti che tutti constatiamo.
In questo contesto si è deciso di ripensare ai criteri di gestione della Fondazione e del suo patrimonio, con le debite correzioni di rotta necessarie per tutelare un Bene che deve continuare a servire la collettività.
Ciò non vuol dire - e l'ho precisato anche in quella sede - che non capiamo le reali difficoltà che alcuni troveranno nel nuovo piano tariffario. Ribadisco, però, che le scelte compiute sono maturate in un clima di estrema prudenza e grande sofferenza, ma di inevitabile necessità.
Riconosco che alcune mie affermazioni verbali, in quel contesto un po' acceso e di tensione, possano essere state fraintese o interpretate in maniera parziale: mi addolora particolarmente essere passato forse più come un cinico speculatore che non come un prudente amministratore di un Bene pubblico. Presento pertanto le mie personali scuse a tutti coloro che si sono sentiti offesi o incompresi a causa delle mie parole.

Fedeltà allo stile originario
Durante l'incontro mi ha colpito l'osservazione di un presente: «Padre Giacomo non avrebbe fatto così».
Mi sono allora chiesto: come avrebbe fatto?
In fondo è facile appellarsi ad un santo del passato e, con una semplice frase, metterlo a confronto con la situazione attuale. Tuttavia, ringrazio questa persona perché mi ha quasi "costretto" a ripensare con maggior profondità alle decisioni da prendere.
Cosa avrebbe fatto Padre Giacomo? Lui certamente i soldi non li "fabbricava", né possedeva qualcosa di suo.
Padre Giacomo insegnava che, per aiutare chi non riesce a cavarsela da solo, è necessario l'aiuto di quanti hanno maggiori disponibilità.
Padre Giacomo, cioè, non faceva "sconti"!
Sarebbe improprio e sbagliato pensare che ad essere ricoverati nella struttura creata dal Fratino fossero solo dei poveri o che il venerato parroco accogliesse tutti gratuitamente: dai verbali della segreteria della prima Casa di Riposo si può facilmente notare come, a fronte di qualche persona accolta a titolo gratuito (ricordiamoci che allora non c'era né l'INPS né le ASL), ci fossero altri che, per contribuire al mantenimento della struttura, pagavano regolarmente la propria retta e, se nelle loro possibilità, anche qualcosa in più.
Grazie a queste entrate ordinarie e alle offerte che il venerato Parroco andava questuando tra i suoi conoscenti benestanti era possibile far andar avanti l'opera e aprirsi anche alla carità, accogliendo coloro che erano davvero bisognosi: i vecchi poveri di Bordighera.

Carità e Giustizia
Padre Giacomo, dunque, faceva CARITÀ. E la Carità è un gesto che non elimina la giustizia, ma la supera in nome di Dio.
Allora è necessario, prima di tutto, capire bene cos'è la GIUSTIZIA. Giustizia è dare a ciascuno il "suo", ossia ciò che gli spetta perché "giusto".
È giustizia retribuire i dipendenti, pagare i fornitori, saldare i creditori. È giustizia assolvere gli obblighi assunti e pagare le tasse.
Nello stesso tempo è giustizia contribuire equamente per i servizi erogati.
La giustizia, dunque, per il nostro caso specifico, vuole che le SPESE sostenute dalla Fondazione per la gestione ordinaria siano coperte dalle ENTRATE derivanti dalle rette degli ospiti, che usufruiscono del servizio e delle cure.
Fino ad ora questo equilibrio non è stato rispettato perché parte delle spese ordinarie venivano coperte dai proventi del patrimonio immobiliare della Fondazione: ciò ha permesso, sì, di mantenere le tariffe basse per tutti, ma ha creato un ingiusto sistema di "parità" delle rette (divise in tre fasce in base solo al grado di inabilità dei soggetti), che non teneva conto delle diverse possibilità finanziare di ciascun ricoverato.
In pratica ogni ospite riceveva uno "sconto" sulla retta effettiva grazie al contributo della Fondazione, anche chi non ne aveva bisogno perché in grado di pagare l'intera quota.

A quanto affermato nella lettera inviata a www.bordighera.net:
«è noto che la Casa di Riposo creata dal venerato Padre Giacomo Viale è destinataria da sempre di lasciti e donazioni che, nell'intento dei donatori, dovrebbero servire ad alleviare le sofferenze degli ospiti che hanno la sfortuna di non riuscire a pagare alte rette, per una dignitosa e serena "Fine Vita"»
desideriamo rispondere che è intenzione della Fondazione usare il denaro ricavato dai lasciti dei benefattori per continuare ad aiutare principalmente i "vecchi poveri" e non per abbattere indistintamente le tariffe.

Le scelte concrete
Proprio per questo la Fondazione, secondo il criterio sicuramente congeniale anche a Padre Giacomo, ha deciso di riorganizzarsi secondo le seguenti indicazioni:

· le rette (comprensive dei contributi comunali e del Sistema Sanitario) saranno calcolate in modo che la loro somma copra l'intera spesa sostenuta per il corretto funzionamento della struttura (vitto, alloggio, assistenza domestica e sanitaria)

· i proventi derivanti dalla locazione del patrimonio della Fondazione (al netto delle spese di mantenimento e di gestione) andranno invece a implementare il già previsto “Fondo di Carità” . Da esso si attingerà per aiutare quanti, in situazione di reale e comprovata difficoltà economica, non riescono a coprire con le proprie forze e quelle dei propri familiari l'intero importo della retta.

I criteri e le forme per attingere a tale fondo saranno prossimamente stabilite e dettate con precisione dal Consiglio.
Quanti vorranno fare domanda dovranno comunque rivolgersi anche all'assistenza sociale, perché faccia la sua parte, come è giusto che sia.

Uso del patrimonio immobiliare
Un'osservazione merita di essere fatta riguardo ad un'altra questione sollevata nella medesima lettera: «Vorremmo altresì chiedere perché, per evitare questo importante aumento, non si è ricorso e non si ricorre a questo grande patrimonio».
Pensare di vendere dei beni per poter appianare le spese ordinarie sarebbe un'operazione quanto mai assurda e significherebbe essere destinati al fallimento!
Se con il Consiglio di Amministrazione dovessimo attuare un tale comportamento, chiunque avrebbe titolo e diritto a denunciarmi per aver dilapidato il patrimonio della Fondazione. Al contrario è nostra premura far rendere al meglio questi beni.

Situazioni di difficoltà
Nell'articolo inviato al giornale non è stato precisato che per diversi ricoverati, titolari di “accreditamento ASL”, grazie alla nuova formula di pagamento (suddivisa tra retta alberghiera e quota sanitaria), vi sarà un sensibile risparmio.
È ben noto che per gli altri gli aumenti saranno consistenti ma, se ci guardiamo intorno, vediamo che le rette applicate si allineano con quelle delle altre case di riposo della zona di pari qualità, e anzi, restano tra le più convenienti.
Non meno dispendioso sarebbe, comunque, curare a casa i propri anziani.
Non si tratta di giustificazioni: è solo una presa d’atto che i costi per l'assistenza, necessaria a far funzionare strutture come la nostra, sono consistenti e non si può non far fronte alle spese.
Sarà premura del Consiglio prendere in esame le singole situazioni di chi si trova in situazione di reale e seria difficoltà nell’affrontare l'intera spesa della retta, al fine di poter trovare, fin da ora, una soluzione ed un contributo. Cosa che, peraltro, negli anni passati si è sempre cercato di fare con quanti hanno espresso e manifestato le loro gravi problematiche, senza tuttavia suonar trombe o affiggere proclami.

Conclusione
Io sono prete e non volevo, né vorrei fare il manager: se ho accettato l'incarico di presidente è solo per servizio. Pertanto chi avesse ulteriori osservazioni da fare, consigli da dare, soluzioni da fornire, non ha altro che da contattarmi personalmente. Ogni mercoledì dalle 10,30 alle 12,30 sono presente in struttura, altrimenti è possibile reperirmi in parrocchia o telefonicamente.

Nella speranza di aver chiarito quanto è d'intento mio e dell'intera Direzione della Casa, porgo a nome di tutti distinti saluti.

Il presidente
don Marco Gasciarino
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della Casa di Riposo San Giuseppe